
29 Lug POESIA IN VERNACOLO ANCONETANO
Momento gastroculturale…perchè la crocetta non è
semplicemente un cibo ma poesia!
Per i non anconetani eccovi, in versi,
una piccola spiegazione su come va mangiata
e gustata la crocetta.
Se pine ‘n tra do’ deti com’un fiore;
le bagi come fosse el primo amore;
prima in tel cuderizo un bagio seco,
pò volti e bagi in do’ che c’era el beco.
Ciuci e riciuci, lichi scorze e deti;
è un ino de chiopeti e de fischieti
e te viènene su qùi ciciolini
che udorene de mare e de giardini.
Ricòrdete ma prò che la cruceta
da per lia sola è misera, pureta,
è com’un quadro pieno de vernige,
un quadro bèlo senza la cornige.
E alora, perché el gode sia completo,
ce vòle, digo vòle, un bichiereto
de vi’ ogni sete cici, in abundanza,
de modo che ce sguazi in te la panza.
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Io guardo ‘sta cruceta sbruzulosa
cun ‘st’anima gentile; cià qualcosa
del caratere nostro anconità;
rozo de fòra, duro, un po’ vilà
ma drento bono, un zuchero, ‘n’amore …
ché nun conta la scorza, conta el còre.
Poesia di Eugenio Gioacchini
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Si prendono tra due dita come un fiore;
le baci come fosse il primo amore;
prima un bacio secco nel didietro,
poi la giri e baci dove prima c’era il becco.
Succhi e risucchi, lecchi scorze e dita;
è un inno di scoppiettii e fischi
e ti vengono su quei cicciolini
che profumano di mare e giardini.
Ricordati però che la crocetta
da sola è misera, poveretta,
è come un quadro pieno di vernice,
un quadro bello senza la cornice.
E allora, perchè il godere sia completo,
ci vuole, dico vuole, un bicchiere
di vino ogni sette ciccioli, in abbondanza,
di modo che ci sguazzi nella pancia.
Io guardo questa crocetta bitorzoluta
con quest’anima gentile; ha qualcosa
del nostro carattere anconetano;
rozzo di fuori, duro, un pò villano
ma dentro buono, uno zucchero, un amore…
perchè non conta la scorza, conta il cuore.